Qualche giorno fa ho avuto un colloquio con i docenti di Marco.
Marco ha iniziato da pochi mesi la scuola secondaria di primo grado ed insieme stiamo lavorando sul costruire al meglio un metodo di studio funzionale al suo stile di apprendimento.
Insieme prepariamo delle mappe in formato digitale, quando le fa sta bene e si attiva in lui il desiderio di apprendere. Quando ripete l’argomento in vista di un’interrogazione o verifica le consulta sapendo esattamente dove recuperare i contenuti.

I docenti di Marco però mi hanno riferito che non mette mai le mappe sul banco, non sanno neppure se le ha con sé, nonostante nel suo Piano Didattico Personalizzato siano citate le mappe tra gli strumenti compensativi.
Ai docenti di Marco ho spiegato che, non solo lui le ha nello zaino, ma le prepara con molta cura e magari al di là del momento della verifica potrebbero visionarle insieme per sostenerlo e gratificarlo del lavoro svolto.
Oggi ho rivisto Marco e mentre studiavamo mi ha detto: “Sai non le tiro fuori perché mi dispiace per gli altri che non le possono avere!”
La frase di Marco è stata per me una fonte di riflessione in merito al suo stato d’animo in alcune situazioni in cui già è presente una componente emotiva.

Alcuni ragazzi vivono i momenti di verifica orale o scritta come un “banco di prova” come se dovessero dimostrare in quelle occasioni che davvero “valgono”. Se a questo associamo anche pensieri come: “Non è giusto che io abbia le mappe”, “Gli altri cosa penseranno di me…” comprendiamo come la testa diventi ingombra di pensieri complessi.
Con Marco abbiamo riflettuto assieme sulle unicità che ciascuno porta con sé. Ogni storia ha un background e ogni apprendimento richiede strumenti specifici.

Alcuni strumenti compensativi che vengono garantiti nel P.D.P sono per i ragazzi difficili da accettare perché è come se mettessero ancora più in luce che: “Sono diverso!”
Prima ancora della realizzazione del P.D.P sarebbe interessante parlare in classe di unicità osservando come ciascuno abbia bisogno di strumenti differenti per raggiungere i propri obiettivi.

Per Marco le mappe sono uno strumento fondamentale così come per Gaia il pc è molto utile per aiutarla nella stesura dei testi e ancora per Tommaso il registratore è uno strumento indispensabile per recuperare i contenuti delle spiegazioni.
Ma solo chi ha una certificazione ha bisogno di mappe, calcolatrice o pc?
Talvolta, alcuni strumenti potrebbero essere trasversali e garantiti a tutti?
Sappiamo che le mappe sono molto personali e per fare una buona interrogazione non basta averle davanti ma occorre averle strutturate secondo alcuni criteri (personali) e bisogna averle maneggiate precedentemente, altrimenti il rischio potrebbe essere quello di risultare impreparati.
“Ma se i miei compagni mi prendono in giro?”
Potrebbe essere utile mettere loro davanti una mappa non rielaborata personalmente da loro per vedere come sia difficile poterla esporre senza un lavoro pregresso.

Un altro elemento che talvolta manda in crisi i ragazzi è il seguente:
“Il prof. non mi ha lasciato la mappa perché era troppo piena”
Per evitare di mandare in confusione si potrebbero dedicare, alcune lezioni di inizio anno a costruire gli strumenti come mappe, riassunti o flashcard, in classe affinché da subito si abbiano dei parametri utili per la realizzazione futura.
Ciascun strumento non dispensa dal costruire un pensiero, anzi, per creare materiale che possa rivelarsi utile, è necessario avere sempre un pensiero attivo che metta l’alunno al centro e possa motivarlo passo dopo passo.