La scuola è iniziata da oltre un mese e siamo ormai nel periodo della stesura dei P.d.p (Piano didattico personalizzato) che dovrebbero essere redatti entro novembre.
Ma prima del P.d.p cosa può accadere ad un alunno Dsa?
Mercoledì ho rincontrato Lucia.
Lucia ha iniziato la scuola superiore.
Mi ha raccontato della scuola, dei compagni ma soprattutto dei professori.
“Alcuni sembrano bravi, altri invece non capiscono proprio niente!”
In quel “proprio niente”, pronunciato con un tono di rabbia, ci siamo soffermate e mi ha raccontato di un’interrogazione a sorpresa e del fatto che alcuni professori sostengono che le sue mappe non vadano bene.
“È uscito il mio numero e così mi ha interrogata. Per fortuna è andata bene ma non si fa così e gliel’ho detto al prof. che sono un Dsa!”
“Poi questa storia che le mappe non vanno bene, ma se le ho sempre fatte così, mi spiegassero almeno come le vogliono!”
Da quando ha iniziato il suo percorso scolastico, Lucia ha imparato a conoscere le sue fragilità e i suoi punti di forza ma soprattutto sa bene che ha dei doveri e dei diritti.
Lucia in alcuni momenti crede di non potercela fare. Quando le cose arrivano all’improvviso la sua testa si affolla di pensieri e tutto sembra difficile da affrontare, soprattutto se ha davanti e intorno a sé persone sconosciute.
Qualche giorno dopo ho incontrato un’altra ragazza che ha appena iniziato le superiori.
Caterina ha saputo da poco di essere discalculica e di avere una fragilità a rielaborare in memoria le informazioni.
Da quando l’ha saputo si è data molte risposte rispetto ai tempi lenti nello studio e a tutta quella fatica nel compiere operazioni a mente.
Caterina mi ha raccontato che la prof.ssa di matematica l’ha mandata varie volte alla lavagna per fare degli esercizi. Caterina arrossisce raccontandomi questo perché per lei anche il solo pensiero di andare alla lavagna la mette in imbarazzo.
Poi ha aggiunto: “Non sembra che i miei professori abbiano ancora letto la diagnosi. Sembra ci sia un gran casino con tutte quelle che sono arrivate in segreteria”.
Caterina a differenza di Lucia ha saputo da poco tempo che tutto ciò che le sembra assurdo e complicato ha un nome.
Caterina sta comprendendo quelli che sono i suoi punti di forza e deve prendere confidenza con nuove strategie che possono sostenerla nell’apprendimento.
La sua richiesta è stata: “Mi aiuti a costruire mappe che i miei professori mi consentono di tenere. Perché non ho ben capito cosa vogliono. Se scrivo troppo non va bene ma se scrivo una parola non mi serve a nulla”.
Insieme stiamo imparando a costruire un metodo di studio che la sostenga nel suo nuovo percorso, canalizzando le strategie, seguendo il suo personale stile di apprendimento.
Tempo sospeso – Diritti sospesi
Ho scelto di raccontare queste due storie per riflettere intorno a questo tempo sospeso in cui, a volte, anche i diritti sembrano rimanere in sospeso.
Sono certa che entrambe queste storie avranno un Piano didattico personalizzato che saprà accompagnarle nel corso dell’anno, sostenendo e valorizzando i loro punti di forza ma, nel frattempo si può fare qualcosa?
Sono davvero necessarie le interrogazioni a sorpresa per conoscere i propri alunni?
Credo che i primi tempi siano preziosi per fare conoscenza, per capire come “cucire” all’interno della classe strategie che possano essere accolte dagli alunni.
Molti ragazzi e ragazze che giungono alla scuola superiore se la sono cavata sino a quel punto costruendo delle strategie personali. Potrebbe essere molto utile dialogare con loro intorno a ciò che li ha sostenuti sino a lì, accogliendo e portando avanti quello che funziona e suggerendo eventuali nuove metodologie di lavoro qualora alcune cose siano da migliorare.
Quello che ha funzionato sino a quel momento è prezioso e deve essere condiviso affinché alunni e docenti possano sapere da dove partire.
Esercizi per affrontare insieme il problema
I primi giorni potrebbero essere l’occasione per organizzare esercitazioni in classe per comprendere assieme come affrontare la costruzione di mappe efficaci e/o riassunti.
Ancora, si potrebbero strutturare delle Flashcards di classe su specifici argomenti.
Le Flashcards sono uno strumento utile allo studio che ancora molto spesso i ragazzi che incontro non conoscono.
Di cosa si tratta?
Sono carte che possono essere fatte in formato digitale o su cartoncino, colorate o di un solo colore, che contengono su un lato una domanda e dall’altra parte la risposta o la definizione richiesta.
Possono essere molto efficaci per imparare una vasta gamma di informazioni dalle lingue straniere, alle formule matematiche o le date di un certo periodo storico.
Si può pensare di strutturarle in classe e fare un giro di Flashcards in cui ogni alunno prende una carta con una domanda, prova a dare la risposta e poi si verifica l’esattezza della stessa. Non è una prestazione, non c’è voto ma può essere l’occasione per conoscersi e “rompere il ghiaccio” allenando anche la ripetizione verbale in un contesto non prestazionale.
Una pratica attiva e condivisa può essere maggiormente efficace e può altresì favorire la motivazione allo studio.
È essenziale sin dai primi giorni mettere in pratica i fondamenti della Legge 170/2010 che tutela il diritto allo studio di bambini e ragazzi con DSA e offre alla scuola un’opportunità di riflessione sulle metodologie per favorire l’apprendimento degli studenti, valorizzando il potenziale di ciascuno.
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