“La mia testa è diventata vuota…”
“Non sapevo nemmeno più chi fosse quell’imperatore!” 
“Mi sembrava un’addizione e da lì ho sbagliato tutto!”

Ogni singola prova da affrontare è fatta da vari passaggi; dalla fase di preparazione, alla lettura dei risultati, possono essere molte le emozioni e i pensieri da domare. 
L’altro giorno Matteo si è seduto davanti a me e mi ha detto: “Le cose le sapevo ma continuavo a sentire una vocina che mi diceva che sarebbe andata male”.
Quando la “vocina” alza il suo volume diventa difficile restare ancorati alle richieste, rischiando di apparire impreparati. Il volume della vocina interiore di Matteo si è abbassato solo quando la maestra gli ha proposto di avere al suo fianco il suo migliore amico. Averlo accanto lo ha reso tranquillo e da lì è riuscito a rimanere ancorato all’interrogazione, rispondendo a tutto. Giacomo, Sofia, Giulio sentono di farcela quando possono partire da un’esperienza concreta perché il loro modello di apprendimento passa attraverso il “fare”. 

Anche interrogare dal posto o alla lavagna spesso può fare la differenza; quando prepariamo le interrogazioni, Giada spesso mi dice: “Speriamo che i miei compagni non stiano ad ascoltarmi. Mi vergogno. Ho paura di sbagliare”. 

Queste emozioni possono aumentare in modo esponenziale quando le prove da affrontare si accumulano.  Nelle settimane che precedono i documenti di valutazione questo tende ad accadere con più frequenza. Talvolta è una dinamica che accade anche ad alunni che hanno un Piano Didattico Personalizzato, nonostante siano previste misure dispensative proprio in merito alle verifiche scritte e orali. 

La pressione può generare paura di non essere all’altezza perché si perde il controllo. 

Un giorno di inizio febbraio, Silvia, entrando in studio da me, ha aperto il suo pc e mi ha detto: “Non ho nemmeno idea da dove possiamo cominciare. Andranno tutte male, non ci capisco niente!” 

Negli ultimi mesi con Silvia abbiamo lavorato molto sulla pianificazione delle sue giornate ma quando diventano un insieme di prove, Silvia si percepisce incapace di farcela. 

Partire da una buona pianificazione da parte dei docenti, potrebbe favorire una miglior pianificazione negli alunni stessi. Il dialogo tra docenti, in merito alla programmazione delle verifiche, in tempi congrui a tutti, potrebbe incentivare un maggior benessere nell’affrontare le sfide nei momenti più strategici dell’anno scolastico.  Conoscere per tempo ciò che ci sarà da affrontare, consente di farlo ponderando, confrontando e scegliendo come suddividere al meglio il lavoro. Qualora il carico di studio sia molto ampio potrebbe essere opportuno pensare a delle prove in itinere per verificare, passo dopo passo, che tutta la classe abbia compreso per essere così pronti ad andare avanti… insieme! 

Vorrei concludere queste riflessioni con la voce di Marta:

“Nell’ultima verifica tutta la classe ha preso 4. Secondo me la prof. è soddisfatta”.

Non credo che un docente sia davvero soddisfatto, di un’intera classe insufficiente, ma la realtà vissuta da Marta ci aiuta a porci un’altra domanda: “Durante una prova sono valutati solo gli alunni o anche i docenti?”

Voi cosa ne pensate? Proveremo a rifletterci nel prossimo articolo…

Crediti fotografici: Ethan Feng su Unsplash