La scrittura come luogo di presa di coscienza e di trasformazione

 

Anna (nome di fantasia) compie una piccola marachella, una compagna la ”denuncia” agli insegnanti, seguono male parole e minacce rivolte a quest’ultima perché taccia. Così un’alunna delle medie si è ritrovata in un brutto guaio, giustamente punita dal Consiglio di classe che, oltre a sanzionarla con una nota disciplinare, ha elaborato per lei una particolare forma di ”punizione”: scrivere ciò che aveva fatto. Indicato dal consiglio di classe, mi sono occupato di redigere il testo insieme ad Anna, che ho invitato a trasferire su carta i fatti e le proprie emozioni. E lì è avvenuto uno dei tanti miracoli quotidiani che riempiono le nostre aule scolastiche: l’alunna ”problematica” si è inaspettatamente aperta, mostrando un gran desiderio di narrare di sé stessa e di quell’episodio e, soprattutto, della rabbia sua personale che ne era stata all’origine; una rabbia nata, come spesso accade, dentro un difficile contesto familiare, e che nella narrazione assumeva via via uno spessore diverso, trasformativo: scrivere della propria vita la rende più chiara e, spesso, più leggera, come si leggeva chiaramente negli scritti dell’alunna, finalmente libera di poter lasciare andare almeno un po’ i propri fardelli.

La scrittura come luogo di presa di coscienza e di trasformazione, dunque, e non è certo questa mia personale esperienza con Anna un caso straordinario, perché di questi miracoli sono piene le aule scolastiche, solo che a volte viene un po’ di amarezza a pensare quanto si potrebbe fare se la scuola fosse veramente più aperta in termini di spazio e di tempo, dando maggiori possibilità a tutte le Anne di riflettere e di – perché no? – ridere sulla propria vita. Ci sarà davvero quella scuola ”sempre aperta” in cui poter scrivere, ridere e parlare di più? Quanto ce ne sarebbe bisogno per combattere quel vuoto interiore di molti giovani di cui le cronache quotidiane riportano quotidianamente e che spesso sfocia in atti distruttivi e/o autodistruttivi? Forse sarebbe opportuno investire più risorse pubbliche su questo invece che sulle armi?

In attesa di risposte, per ora restano gli occhi di quella ragazza, il suo riuscire a parlare della propria rabbia, della propria famiglia distrutta, degli eventi terribili a cui ha dovuto assistere; non ha scritto della sua forza e del suo coraggio nel sorridermi, quella è una cosa che ho visto io, che ogni giorno tanti insegnanti vedono tra le mura delle proprie scuole e cercano, riuscendoci o meno, di valorizzare.

 

Foto di Hannah Olinger su Unsplash