Pensare con gli occhi
ALL THE EMPTY ROOMS: LE STANZE DI CHI NON TORNERA’
(Usa, 2025)
regìa: Joshua Seftel
fotografia: Matt Porwoll
musica: Alex Somers
distribuzione: Netflix
Documentario
Colore
durata: 33’
Mi permetto di suggerire a insegnanti e classi di dedicare poco più di trenta minuti di una nostra giornata per concentrare l’attenzione su un documentario proposto da Netflix su una realtà che riguarda da vicino il mondo dell’educazione
Steve Hartman è, negli Stati Uniti, un notissimo giornalista del canale televisivo CBS, famoso per le sue inchieste, che fino ad un certo punto della sua vita e della sua carriera, erano dedicate a storie individuali e collettive di iniziative ed eventi positivi e perfino ottimisti.
Dal 20 aprile 1999 la sua professione subisce una svolta radicale, quando viene inviato a trasmettere una corrispondenza dalla High School di Columbine, in Colorado, dove due studenti, Eric Harris e Dylan Klebold hanno aperto il fuoco contro compagni di scuola e personale scolastico, uccidendo tredici studenti e un insegnante.

La “sparatoria scolastica” è purtroppo diventata addirittura un sottogenere giornalistico: negli Stati Uniti, dove, come sappiamo, la possibilità di procurarsi armi da fuoco ed esplosivi è tragicamente molto facile, ha origine ormai quasi un secolo fa, dal massacro nel villaggio di Bath, in Michigan, che provocò quarantacinque vittime.
Da Columbine in poi molte altre ne sono avvenute e Hartman, che le ha seguite come giornalista tutte, ad un certo punto si è posto due interrogativi. Il primo: la ricorrenza di tragici eventi come questi non rischia di farli diventare, dal punto di vista mediatico ed informativo, quasi una routine? (“Mi sono accorto che mi stavo ripetendo, – afferma all’inizio del documentario – che stavo usando sempre le stesse parole e frasi, le stesse formule retoriche”). Il secondo: l’attenzione dei media e del pubblico si concentra quasi esclusivamente sui responsabili, ma cosa accade nelle case delle famiglie delle vittime?
Nasce così un progetto davvero straordinario: con l’aiuto del fotografo Lou Bopp, Steve Hartman inizia a girare per gli Stati Uniti, visitando le stanze dei bambini e dei ragazzi, delle ragazze e delle bambine uccisi e uccise nelle stragi scolastiche e parlando con genitori, fratelli e sorelle, amici e parenti.

All the Empty Rooms, diretto da Joshua Seftel, è un estratto di questo progetto, che, purtroppo, comprende molti di questi dolenti viaggi della memoria, che in poco più di trenta minuti racconta quattro visite e quattro storie.
Regista, giornalista e fotografo utilizzano nel racconto non solo le fasi di ricognizione nelle stanze vuote di vite che stavano alla vita affacciandosi – c’è un gesto ricorrente di grande delicatezza e commozione che è quello di togliersi le scarpe prima di entrarvi, a significare quanto sacri siano diventati quegli spazi – ma anche le parole e i volti dei parenti e piccoli ma intensissimi inserti di filmini girati con la videocamera o con lo smartphone.

Erano ragazzini e ragazzine appassionati di sport, o di musica, o di danza, con le mille ingenuità e i mille sogni che si hanno a quelle età. Una di loro scriveva lettere alla se stessa del futuro: una se stessa che non ha avuto modo di leggerle, stroncata sia dalla follia omicida di chi ne ha fatto una vittima innocente, sia da un sistema socio-economico altrettanto malato, che legittima e persino incoraggia l’uso delle armi.
Ecco: augurando a tutti e tutte noi e voi un sereno Natale e un Anno Nuovo quanto più felice possibile, mi permetto – in quest’anno che pare concludersi con l’idea che le armi e la guerra siano, di nuovo, opzioni possibili per la risoluzione di conflitti individuali, sociali o economici e politici – di segnalare questo bel documentario, per non dimenticare che in quelle case e a Gaza e in Ucraina e in Sud Sudan e in molte altre zone del pianeta c’è chi non potrà festeggiare, aver serenità, consolazione e pace.