Leggere in classe una storia ad alta voce è una delle pratiche più soddisfacenti che un docente possa sperimentare. Le storie lette in modalità collettiva incidono positivamente su empatia e senso di comunità, permettono riflessioni condivise e accoglienza di punti di vista diversi, agiscono sullo spirito critico e sulla co-costruzione del sapere. Con la mia classe seconda della scuola secondaria di primo grado, abituata già dallo scorso anno a letture eseguite in questa modalità, ho provato a spingermi oltre e ho scelto come lettura ad alta voce collettiva un grande classico della letteratura italiana del Novecento: Il visconte dimezzato di Italo Calvino.
Perché scegliere di leggere un classico di Italo Calvino alla secondaria di primo grado?
Proprio Italo Calvino dà una bellissima definizione di classico:
“Un classico è un libro che non ha mai finito
di dire quello che ha da dire”
e, sempre Calvino, afferma un principio per me illuminante sia a livello personale che professionale:
“I classici non si leggono per dovere
o per rispetto, ma solo per amore”
Ed io la storia del visconte Medardo di Terralba, dimezzato da una palla di cannone e tornato in vita con le due metà del corpo e dello spirito antitetiche, l’ho sempre amata.
Del resto, quando in classe leggiamo un libro ad alta voce per i nostri studenti, le principali regole da seguire sono essenzialmente tre:
- scegliere una storia che in quella classe precisa, da noi conosciuta, possa avere una certa presa;
- scegliere una storia le cui tematiche possano produrre riflessioni sfidanti e stimolanti, oltre che in linea con gli obiettivi didattici e formativi prefissi;
- scegliere una storia che abbia appassionato noi docenti per primi.
La classe di riferimento era perfetta per una vicenda piena di colpi di scena e di risvolti fantastici come quella capitata al mio amato visconte di Terralba, ma… avranno avuto difficoltà i miei studenti della secondaria a seguire l’intreccio della storia narrato attraverso il linguaggio di Italo Calvino, non di facile comprensione e caratterizzato da termini ed espressioni ricercate e oggi desuete?
I classici e i diversi linguaggi di espressione
Questo dubbio mi ha spinto a ricercare materiale bibliografico di supporto che potesse aiutarmi a far comprendere meglio certi passaggi narrativi o visualizzazioni di scena complesse, così ho scelto di affiancare alla lettura del testo in originale altri due testi in cui fosse centrale l’aspetto iconografico:
- il graphic novel Il visconte dimezzato di Lorenza Natarella;
- il silent book Medardo di Roger Olmos
La rappresentazione di una stessa scena attraverso le parole di Calvino e le interpretazioni grafiche di Natarella e Olmos hanno permesso di far comprendere come diversi linguaggi e modalità espressive possano integrarsi per rendere un medesimo concetto e hanno di certo agevolato la comprensione, rendendo più efficace e soddisfacente la prosecuzione della lettura.
Le visualizzazioni dei ragazzi sono state messe a confronto con quanto rappresentato nel graphic e soprattutto nel silent, molto suggestivo e a tratti onirico, ma il confronto più interessante è stato quello finalizzato a misurare l’aderenza delle illustrazioni a quanto riportato nelle parole originali del testo, sia per la raffigurazione di alcuni episodi che per la caratterizzazione dei personaggi.
I ragazzi e le ragazze, come sempre accade, sono stati bravissimi a ricercare particolari e dettagli iconografici che sembrano sfuggire all’occhio dell’adulto e queste attività di comprensione e osservazione hanno sicuramente e positivamente inciso a livello di educazione all’immagine e al confronto.
Leggere, discutere, condividere e… scrivere
Come previsto, la storia di Medardo di Terralba ha conquistato proprio tutti: il primo colpo di scena con il corpo del visconte sventrato dal cannone, il secondo colpo di scena in cui la metà cattiva del visconte torna in paese a seminare morte e paura, il terzo colpo di scena in cui si fa viva anche la metà buona – pure troppo – e il colpo di scena finale in cui le due metà tornano a combaciare, dopo un violento scontro dovuto a motivi amorosi, costituiscono un plot troppo coinvolgente per lasciare indifferenti i lettori di qualsiasi età.
Ci siamo posti domande e abbiamo discusso su tematiche motivanti e attuali emerse dalle pagine del libro, come il senso di frammentazione o di incompletezza che riguarda ciascuna persona e ciascuno di noi, oppure come l’apparenza possa rivelarsi ingannevole e dar adito a pregiudizi e semplificazioni.
Un classico della letteratura ci ha spinto a porre domande, a riflettere sulla natura umana e su noi stessi, a conoscerci meglio, a superare certi stereotipi, dimostrandosi “vivo” e attuale, capace oggi di “dire ancora tante cose” e di arrivare a mostrarci il senso e la bellezza della vita.
Proprio quello che dice Daniele Aristarco nel suo libro Perché ci ostiniamo a leggere (e a far leggere) i classici:
“I classici sanno ispirare le giuste domande e
Insegnano ad assaporare, fino in fondo,
il gusto di essere in vita”
Non solo confronti e discussioni, ma anche riflessioni espresse tramite rappresentazioni iconografiche e annotazioni scritte: i ragazzi hanno rappresentato attraverso il disegno la duplice natura del visconte, anche interpretando a loro modo la divisione tra bene e male presente in ogni persona, e hanno riflettuto per scritto su cosa voglia dire, per loro, sentirsi incompleti, divisi, frammentati e su come, apparentemente, possano apparire in un certo modo, pur provando internamente sentimenti di tutt’altro genere:




ci si sente incompleti quando ci manca una persona;
vorrei sentirmi completa e felice, ma è difficile, anzi impossibile;
sembro felice e sorridente, ma dentro ho paura di tutto (anche di crescere);
tutti dicono che sono tranquillo, ma passo dalla gentilezza alla rabbia con molta facilità
mi vedo troppo magro
mi vedo troppo grassa
mi vedo troppo basso
Forse la riflessione finale è stata la più bella ed è scaturita proprio dalle parole del libro, sulle quali tutti hanno riconosciuto almeno un fondo di verità, non fosse altro perché scritte e condivise da un mondo adulto per loro – si spera – autorevole: