Una riflessione ahimè attuale
Incuriosita dal dibattito e dalle vicissitudini della legge di bilancio recentemente approvata in affanno, mi è venuto il desiderio di conoscere il testo realmente licenziato dal Parlamento, al netto degli emendamenti annunciati e di quelli, 800, non approvati. Naturalmente parlo solo per ciò che può attenere la scuola, e nello specifico mi chiedevo cosa poi è rimasto per la gestione dei problemi riguardanti disagio, bullismo, violenza, salute e quant’altro viene puntualmente addossato sull’ istituzione scolastica, dimenticando che forse queste tematiche vanno per lo meno condivise con la famiglia sotto il nome di educazione.
Tralascio volutamente ciò che riguarda l’inquadramento economico dei docenti che ad una prima impressione, diciamo così, di pancia, mi appare come la consueta manciata di noccioline offerta per far intendere che qualcosa si è fatto e le promesse elettorali sono state mantenute, mentre una revisione profonda della figura del docente e della sua professionalità è ancora di là da venire.
In ogni caso qualcosa tra le tante ha attirato la mia attenzione, e sono i 500.000 euro stanziati per “l’educazione sessuale” nelle scuole (emendamento proposto da +Europa e approvato). È un argomento richiestissimo, in passato come oggi, anche se oggi i ragazzi sopperiscono con internet e con le conseguenze che si possono immaginare. È un bene che una forza politica, nel suo piccolo, abbia piantato questa bandiera.
In Italia abbiamo 4684 istituti comprensivi e 2583 scuole secondarie superiori. Mi sono chiesta cosa mai possano fare 500.000 euro a fronte di un’attività che dovrebbe essere destinata a tutte le scuole e potrebbe contribuire a far crescere giovani cittadini in grado di gestire i propri affetti, di rispettare e rispettarsi, e di tutelare responsabilmente la propria salute. E anche qui, se non quella delle noccioline, mi è venuta in mente l’immagine della foglia di fico, con il medesimo intento di dimostrare che qualcosa si è fatto.
Il mio Liceo nel 2023 ha aderito al progetto pilota EduForIST, che ha coinvolto i genitori e i ragazzi con incontri di valutazione pre e post e 4 moduli di approfondimento. In particolare, il progetto (cito dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità https://www.epicentro.iss.it/ist/progetto-euforist, e vi invito a leggerlo) iniziato nel 2020, propone di promuovere l’acquisizione di conoscenze e contenuti basati su evidenze scientifiche, fondati sull’attenzione alle dimensioni globali della persona, relazionali ed etiche, nel rispetto delle diversità e dei diritti di tutti e tutte. È un’iniziativa ben strutturata e approfondita, che mira non solo a dare informazioni tecniche, ma anche a formare relazioni sessuali rispettose, nonché a far perseguire il benessere fisico e psicologico dei giovani. Un approccio a largo raggio come questo permetterebbe di unire con un filo rosso più temi, dalla violenza, al bullismo, all’omofobia, all’ignoranza di regole civili, che hanno alla base il rispetto di sé stessi e degli altri. Non occorrerebbe disperdere il lavoro scolastico in incontri una tantum o giornate a tema, che non lasciano traccia, anzi oggi sono una scusa in più per tirare fuori di tasca il cellulare ed estraniarsi, tanto non c’è lezione.
Naturalmente un’attività di ampio respiro richiede la partecipazione di esperti qualificati e li impegna, almeno per la parte visibile dalla scuola, per una decina di ore per gruppo classe. Per questo lo stanziamento di 500.000 euro mi è sembrato irrisorio. In compenso nella legge di bilancio sono stati stanziati 6 milioni di euro dal 2025 al 2027 per le celebrazioni del bicentenario di Alessandro Volta.
Ho aspettato qualche giorno a scrivere perché pensavo che qualche commento pubblico mi avrebbe anticipata, ma quello che ho letto su OPEN il 10 gennaio mi ha spiazzato del tutto. I 500.000 euro sono stati dirottati sulla formazione di insegnanti sulla prevenzione dell’infertilità. È vero che discutiamo su briciole, ma ci vuole coraggio a stravolgere in questo modo l’intento dell’emendamento. E anche pensare che ragazzini e adolescenti abbiano come problema primario quello dell’infertilità significa essere lontani anni luce dal mondo dei più giovani.
Foto di Aung Soe Min su Unsplash