Scopriamo insieme a Carlo Ridolfi i palinsesti di reti tv e piattaforme web dedicati ai più piccoli: un modo diverso per educare e pensare con gli occhi.
PENSARE CON GLI OCCHI
Che rapporto c’è tra cinema e Carnevale?
Com’è noto è un periodo dell’anno in cui, mentre si sta uscendo dai rigori dell’inverno e ci si sta avvicinando alla primavera, si “allentano” le regole e le restrizioni e si dà occasione a momenti
di scherzo, di lazzo, di allegria e, in molti casi, di presa in giro dei potenti e del potere: una tradizione che affonda nella notte dei tempi.
Quasi subito, quindi, quando il cinema – che è forma di espressione artistica e di produzione industriale abbastanza giovane – si ispira per le sue storie anche a questo periodo, trattandole con tecniche e modalità diverse (non sempre adatte a bambini e bambine), ma producendo, nel corso dei decenni, alcune
opere di grande qualità poetica e spettacolare.
Già nel 1890 (quindi quattro anni prima della proiezione dei film dei fratelli Lumière che sono riconosciuti come inizio “ufficiale” del cinematografo) Emile Reynaud, uno dei padri del cinema e del cinema di animazione in particolare, realizza prima
Il clown e i suoi cani
https://youtu.be/dgdFXwSJLIM
e poi
Povero Pierrot
utilizzando due maschere tipiche sia dell’arte circense che della tradizione carnascialesca per
due deliziosi raccontini a disegni animati.
Sarà naturalmente subito dopo, sempre in Francia, Georges Méliès, primo grande autore della fantasmagoria applicata al cinema, a ispirarsi al divertimento e allo sberleffo tipici di questo periodo in vari cortometraggi (purtroppo alcuni sono andati perduti), come
La danza del fuoco (1899)
https://youtu.be/qqLEtjcbv1s
o
Lo scienziato e lo s
cimpanzé (1900)
https://youtu.be/pL7Z-OSAXqA
Venendo un po’ più vicino a noi nel tempo, possiamo ricordare
L’allegro circo (1951)
https://youtu.be/CIaHf3BDXm4
di Jiri Trnka, maestro cecoslovacco dell’animazione di pupazzi, che in poco più di dieci esilaranti minuti fa una carrellata sui
travestimenti, i trucchi e le acrobazie del panorama circense.
Forse chi ha avuto più a che fare con lo
straniamento fantastico, l’uscita dalle regole del quotidiano, l’esplorazione di storie, personaggi, atmosfere – spesso disorientanti e inquietanti e per questo non adatte ai più piccolini – che stanno al confine tra la dimensione onirica, il perturbante inteso come distanza persino poetica dalla realtà e il rovesciamento della realtà stessa proprio anche del Carnevale è stato Tim Burton.
Segnalo qui che fino al 9 marzo prossimo alla Fabbrica del Vapore di Milano è allestita la mostra
Tim Burton’s Labyrinth, che permette al visitatore di seguire, immergendosi in un vero e proprio labirinto, le opere e la carriera del visionario regista americano.
Dei moltissimi lavori di Burton segnalerei, per avvicinarci sia alla sua opera che ad una possibile proposta di carnevale cinematografico, almeno la versione in stop motion del mediometraggio
Frankenweenie (2012 – nel 1984 Burton ne aveva diretto una versione con attori e attrici e per questo fu licenziato dalla Disney, che la considerò del tutto inadatta al suo tipo di pubblico) e il
Dumbo (2019), che rinnova in
live action uno dei grandi classici Disney (1941), con un’opera che ritengo personalmente sia stata ingiustamente trascurata e sottovalutata.
Foto di Jeremy Yap su Unsplash
Carlo Ridolfi