I processi di trasformazione
Da alcuni anni ho scelto di insegnare storia selezionando dal libro di testo alcuni “processi di trasformazione”; ho conosciuto questa opportunità grazie agli insegnanti dell’associazione Clio’92 di cui faccio parte.
Prima di parlare delle ragioni della mia scelta, vorrei condividere con chi legge una definizione:
Un processo di trasformazione è un momento della storia in cui avviene un cambiamento forte, in un luogo preciso dove si manifesta una determinata società, che si è data un certo ordinamento politico, sociale e religioso da cui deriva una certa cultura e che si sostiene con un certo tipo di economia legato all’ ambiente e al territorio circostante.
Quando spiego ai miei ragazzi cos’è un processo, dico loro che nello studio della storia, prima di una trasformazione, di un grande cambiamento, troviamo uno “stato di cose” un periodo in cui in quel luogo si trova, ad esempio una civiltà che ha alcune usanze, organizzazione dello stato ecc… ad un certo punto succede qualcosa ( Una nuova religione? Un cambiamento climatico? Un colpo di stato?) che innesca un cambiamento; molte cose si modificano e c’è bisogno di cercare nuovi equilibri… Il “processo di trasformazione” finisce appunto con un nuovo equilibrio, con un nuovo periodo di stabilità.
Il libro di testo come strumento e non più guida
Da quando ho cominciato a lavorare in questo modo, molte cose sono cambiate sia nel mio modo di insegnare che nel mio approccio al libro di testo che è diventato uno strumento anziché una guida: se prima era il libro a guidarmi ed io seguivo le sue scelte cronologiche, ora seleziono paragrafi e capitoli in modo che supportino la narrazione del “processo di trasformazione” scelto; questa selezione non è sempre necessaria perché in alcuni libri di testo esse si trovano in uno stesso capitolo, ma in altri libri invece la stessa trasformazione viene spezzettata in tante parti e inframezzata da altri avvenimenti e così perde di leggibilità per i ragazzi che, così frammentate, non riescono a mettere insieme le informazioni.
Come progettare l’anno scolastico
Penso che ognuno abbia il suo modo di impostare la progettazione di un anno scolastico e che questo debba adattarsi a chi deve insegnare, per questo motivo, pur condividendo la mia routine con chi legge, non ritengo che questa sia l’unica soluzione.
Io all’inizio dell’anno, conoscendo le classi che ho e il lavoro svolto nell’anno precedente, programmo quanti e quali processi trattare; scelgo anche se privilegiare processi che sottolineano maggiormente il cambiamento economico ( la rivoluzione industriale) o quello religioso ( l’avvento del cristianesimo) o quello politico ( la crisi dell’impero romano); questa scelta mi permette di ricollegare il processo di trasformazione trattato a problemi e questioni attuali mettendo in gioco le preconoscenze dei miei ragazzi e realizzando lezioni significative per loro e per me; in questo modo studiare la storia del passato è davvero utile per riflettere sul presente e su alcune dinamiche che si ripetono nella storia dell’uomo.
Scelgo infine quali attività proporre per lavorare sui vari processi, alternandole, con lo scopo di far raggiungere ai miei ragazzi conoscenze, competenze e abilità che a mio avviso servono per avere uno sguardo critico sulla storia del passato ma anche del presente.

Fra le varie attività posso ad esempio inserire:
- Un lavoro sulla linea del tempo che permette ai ragazzi di estrapolare informazioni da un documento o dal libro stesso e ricostruire gli avvenimenti in ordine cronologico.
- Un confronto fra due carte politiche, per riconoscere quali cambiamenti porta la trasformazione di cui stiamo parlando.
- Una lezione frontale che, con l’aiuto della LIM, dà le coordinate utili a capire il processo.
- L’analisi di un’opera d’arte che ci racconta alcuni aspetti del periodo che stiamo studiano.
- La carta d’identità di un personaggio che mi permette di conoscere a fondo uno o più personaggi importanti.
- Un laboratorio sulle tracce\ fonti.
Il processo di trasformazione proposto come viaggio, per creare curiosità nella classe
Come ho scritto sopra, il “processo di trasformazione” non è altro che un passaggio da uno stato di cose ad un altro e i nostri ragazzi, che non hanno ancora studiato quel pezzo di storia, non ne conoscono né l’inizio né la fine; questa situazione è per noi insegnanti una grande opportunità per creare curiosità (e di conseguenza motivazione) nei nostri ragazzi: come fare?
Un buon modo per agganciare i ragazzi, è partire da qualcosa che conoscono, dal presente; ecco che quindi posso cominciare mostrando loro una carta tematica moderna ( Della diffusione di religioni? Di un cambiamento dell’organizzazione territoriale e politica?) commentarla e mostrare loro, successivamente, una carta più antica di come era la situazione prima del cambiamento di cui tratteremo; a questo punto posso presentare il “processo di trasformazione” (ad esempio la
“crisi dell’impero romano d’Occidente”) chiedendo loro di fare ipotesi su come si possa essere passati da una situazione all’altra. Le due carte possono essere incollate sul quaderno come inizio del viaggio.
Dopo la riflessione avvenuta in classe si passa alla “tematizzazione” cioè alla descrizione più specifica del processo o, se si vuole continuare ad utilizzare la metafora del viaggio, a specificare l’inizio e la fine ma anche il luogo e il tempo in cui si svolgerà e, naturalmente, chi sono i protagonisti; se ad esempio parliamo del processo intitolato “Crisi dell’impero romano d’Occidente” tematizzeremo scrivendo sul quaderno: “Dalla massima espansione dell’impero romano nel II secolo d.c., fino alla crisi e frammentazione dei regni romano germanici nel V secolo d.c.”.
Scopo del nostro viaggio sarà quindi scoprire come mai da un impero così grande e potente si è passati alla frammentazione e instabilità dei regni romano germanici.
Si continua poi inserendo le varie attività progettate che conducono i ragazzi a capire come è avvenuto il cambiamento e come si raggiunge il nuovo equilibrio.
Personalmente, nella trattazione di ogni processo, inserisco uno spunto di riflessione sull’attualità; nel caso specifico della crisi dell’impero romano d’occidente, approfondisco di solito una delle concause della crisi cioè le migrazioni di popoli dall’Asia e mi ricollego alle migrazione moderne.
Fare meno ma fare meglio
Insegnando storia mi sono resa conto che se volessi utilizzare tutte le informazioni fornite dai nostri libri di testo, dovremmo avere il doppio delle settimane in un anno (e forse non basterebbero) e dovrei costringere i miei ragazzi a ricordare una serie infinità di fatti e personaggi il che renderebbe lo studio della storia davvero poco significativo e superficiale. Proporre lo studio della storia attraverso i “processi di trasformazione”, mi da invece l’opportunità di fare una scelta sulla qualità.
Vorrei infatti che i miei ragazzi amassero la storia, che si incuriosissero rispetto ai fatti accaduti nel passato che possiamo ancora leggere nel presente.
Vorrei che imparassero ad andare in profondità, a comprendere bene ciò che studiano e a non accontentarsi di una conoscenza superficiale o di ripetere a pappagallo quello che dice l’insegnante.
Vorrei portare i miei ragazzi all’acquisizione di competenze e abilità nello studio della storia, non alla collezione di conoscenze.
Vorrei portarli a raggiungere una capacità critica che permetta loro di farsi le proprie idee senza dipendere da qualcuno che gli dica cosa devono pensare e come.
Vorrei che lo studio della storia gli permettesse di acquisire strumenti per comprendere l’oggi.
Come cominciare a cambiare?
Cambiare modo di insegnare richiede un certo sforzo e tanto studio per questo consiglio, a chi desidera provare, alcune accortezze:
Cominciare gradualmente, inserendo il primo anno un solo processo, per prendere bene le misure con il nuovo modo di insegnare.
Condividere il lavoro con altri colleghi e provare a progettare un lavoro triennale da sperimentare insieme.
Studiare le sperimentazioni di altri che hanno già adottato questo modo di lavorare; questo articolo, scritto da Ivo Mattozzi, presidente dell’associazione Clio’92 e reperibile sul sito, può essere un buon inizio.
Buon lavoro a tutti.
Crediti fotografici: chris-lawton; kateryna-ivasiva- su Unsplash