Che cos’è l’alto potenziale cognitivo? Marco ha quattro anni. Ogni giorno le maestre gli ricordano di alzare la mano prima di parlare ma la  voglia di far sapere tutte le cose che conosce è irrefrenabile e aspettare il proprio turno sembra impossibile. Durante le attività laboratoriali guarda fuori dalla finestra e sembra non mostrare interesse.   Elena ha sei anni. A scuola si annoia. Ha iniziato la classe prima sapendo già leggere e scrivere ma non gliel’ha insegnato nessuno, l’ha imparato da sola. Tutti i giorni prova a convincere le maestre a parlare di cose che le interessano, ad esempio di quanto è profonda la Fossa delle Marianne o di come si formano i buchi neri. Chiede spesso di andare in bagno e si distrae con facilità.   Annalisa ha nove anni. Quando le maestre le consegnano una verifica la finisce in dieci minuti. Ogni volta le ricordano di ricontrollare bene perchè non è possibile finire in così poco tempo, ma la bambina puntualmente si rifiuta di controllare e inizia a chiacchierare, giocherellare sul banco con le penne e alzarsi senza motivo dalla sedia.   Luigi ha dodici anni. La sua pagella non conosce numeri inferiori al nove ma il diario è segnato da numerose note di comportamento. Luigi risponde male ai professori e ogni volta che viene ripreso lancia in terra tutto ciò che ha sul banco e esce dall’aula. I suoi compagni iniziano ad evitarlo perchè è scontroso ma soprattutto perchè li prende in giro quando ottengono voti bassi.   Sofia ha sedici anni. Non va più a scuola, non ne vuole più sapere niente. La sua motivazione ha iniziato a spegnersi lentamente quando era molto piccola e nessuno se n’era mai accorto, fino al momento in cui ha deciso che non avrebbe mai più messo piede in una scuola. Vi è mai capitato di lavorare con bambini particolarmente dotati dal punto di vista delle abilità cognitive, molto curiosi e desiderosi di attenzioni per mostrare ciò che sanno fare e ciò che conoscono? Vi è mai capitato, allo stesso tempo, di trovarvi in difficoltà nella gestione di questi bambini all’interno del gruppo classe, spesso per la loro irruenza e scarsa inibizione? Non sono facili da scovare e spesso vengono scambiati per disturbi del comportamento: stiamo parlando dell’alto potenziale cognitivo e della plusdotazione. Si tratta di profili cognitivi con un quoziente intellettivo molto elevato, oltre il 120 per parlare di alto potenziale cognitivo e oltre il 130 per parlare di plusdotazione. Vi chiederete dove sarà il problema di fronte ad un’intelligenza così spiccata. Va tenuto conto che in questo caso stiamo parlando di intelligenza relativa alle abilità cognitive riferite all’apprendimento scolastico, ma l’intelligenza è un concetto multidimensionale che comprende diverse aree. Infatti, elevate capacità cognitive di frequente non vanno di pari passo con tutte le altre aree di sviluppo, come quella emotiva e relazionale. È come avere una Ferrari senza la patente di guida. In questo caso le doti cognitive, non trovandosi in sincronia con tutte le altre abilità, rischiano di fare lo sgambetto. I docenti possono trovarsi a disagio nel gestire un caso di plusdotazione e può essere complicato individuarne le caratteristiche, dal momento che i segnali sono molto sfumati e a fronte di buone capacità di apprendimento si pensa per lo più a problematiche educative o legate a scarsa motivazione. Quali sono i rischi per uno studente o una studentessa plusdotati non individuati in tempo? Sembrerà assurdo ma tra i principali rischi possibili vi è la dispersione scolastica. Alte capacità cognitive non garantiscono il successo scolastico, anzi possono ostacolarlo a causa di difficoltà emotive e relazionali che portano a graduale demotivazione e bassa autostima. Lo studente cognitivamente dotato necessita di un ambiente di apprendimento altamente stimolante, che allo stesso tempo garantisca un adeguato supporto in fatto di emotività, relazioni con i pari e motivazione. È importante tenere in considerazione che ogni studente è diverso e dunque anche i profili di plusdotazione non sono tutti identici. Alcuni ragazzini non manifestano malesseri o disregolazioni comportamentali, mentre altri già dalla scuola dell’infanzia mostrano disagio nel non sentirsi capiti o non adeguati nel contesto scolastico. Per questo motivo l’individuazione precoce permette di lavorare con questi studenti in una cornice ben definita di obiettivi, evitando di porre “etichette” sbagliate e soprattutto monitorandone l’evoluzione in base alla crescita, cercando di ridurre al minimo i rischi di malessere. Luna ha 10 anni e un QI di 134. A scuola è molto brava ma non riesce a parlare facilmente con gli altri, è molto timida e tiene sempre lo sguardo basso. La maestra un giorno decide di organizzare un lavoro a coppie e la fa sedere vicino a Lucia, che ama andare a scuola ma si stanca molto nel fare i compiti, perchè è molto, molto lenta. Luna e Lucia iniziano a lavorare sul compito assegnato  e dopo pochi minuti tra i loro sguardi si crea un filo di condivisione potente. La lentezza di Lucia e la rapidità di Luna si incontrano e si abbracciano, in una danza che unisce le loro differenze. Luna alza lo sguardo, Lucia diventa un pochino più veloce, dando vita a un ritmo nuovo, che illumina i loro occhi.   Quanta bellezza nell’intreccio delle diversità. (Beatrice Marasso) Foto di Amanda Dalbjörn su Unsplash