Di F1 in Schools ne avevamo già parlato – con grande entusiasmo – in questo articolo: una competizione che porta la Formula 1 nelle scuole, trasformando i ragazzi e le ragazze in professionisti capaci di redigere un Business Plan, trovare sponsor per il loro team, progettare un modellino di auto, esprimersi in un inglese tecnico e molte, molte altre competenze che normalmente si acquisiscono (in anni!) nel mondo del lavoro e non certo tra i banchi della classe.
Ecco, quindi, perché ci siamo innamorati di questo progetto, che responsabilizza e aiuta i ragazzi e le ragazze a scoprire le proprie passioni e magari, chissà, a seguirle nella scelta degli studi universitari prima, professionali poi.
Per addentrarci ancora di più in questo mondo e conoscerne i vantaggi non solo per alunni e alunne, ma anche per i docenti e le scuole stesse, abbiamo fatto due piacevoli chiacchiere con il dott. Davide Seletti.
CEO dell’azienda Dallara, Seletti da 2 anni gestisce il progetto Formula 1 in Schools per conto della sua azienda ma anche per conto di Innovation Farm, la no profit della quale fanno parte sia Dallara che Dallara Compositi.
SPIEGHIAMO A CHI NON NE HA MAI SENTITO PARLARE, COSA È STEM RACING ITALY E QUALI SONO I VANTAGGI PER CHI PARTECIPA.

Intanto facciamo un passo indietro e partiamo dal nome. Oggi si chiama Formula 1 in Schools, sì, ma dall’anno prossimo si chiamerà STEM Racing.
Di fatto, niente cambierà; vogliamo semplicemente dare maggiore evidenza alle competenze che si vanno a sviluppare entrando in gara. La competizione serve dunque ad avvicinare i ragazzi e le ragazze a quelle discipline che normalmente a scuola non sono considerate; ma serve anche ad imparare a lavorare in team nel raggiungimento di un obiettivo comune, ognuno curando un aspetto diverso, più incline alle proprie attitudini o ai propri interessi.
Lo scopo della competizione è creare un team di Formula Uno capace di sviluppare una piccola vettura, circa 25 cm di lunghezza, realizzata seguendo un regolamento complesso (decine e decine di pagine scritte in un inglese professionale, non facilitato, simile ad un regolamento professionistico di Formula 1), progettata in CAD e ricorrendo all’utilizzo di varie tecnologie, assemblando inoltre componenti che forniamo voi. Infine, il modellino deve essere capace di sfidarne altri in una gara di velocità. Ma la competizione, l’intero progetto, è molto più di questo, perché appunto chiama in causa una serie di competenze che generalmente si acquisiscono entrando a lavorare in azienda, non prima.
Molto importante è anche la programmazione: iniziare a settembre/ottobre a lavorare su un qualcosa che avverrà a febbraio/marzo (la gara di qualifica), vuol dire saper pianificare, cosa che i ragazzi non sono abituati a fare. Loro studiano oggi per domani.
Parlando lo scorso anno con ragazzi che uscivano dalla 5° superiore e che avevano partecipato alla competizione, li ho visti di un livello nettamente superiore, per quanto riguarda le competenze, rispetto ai laureati che vengono a bussare alla porta di Dallara.
A CHI SI RIVOLGE QUESTA COMPETIZIONE?
Essenzialmente a ragazzi e ragazze del triennio di istituti tecnici o licei scientifici, oppure anche professionali, classici, commerciali, come membri all’interno di un team più vasto. Ci sono degli istituti comprensivi con all’interno diversi indirizzi, e quindi magari qualcuno dell’indirizzo economico, qualcuno di quello scientifico, qualcuno di quello classico e via dicendo, può entrare a far parte della stessa squadra. Il team è composto da un minimo di tre a un massimo di sei persone, ma noi incoraggiamo una partecipazione più ampia: ben venga la panchina lunga, così tutti si allenano e, se pochi giocano, tutti sono coinvolti ed esposti alla sfida.
Ci piace pensare che sia una competizione che si sviluppa su tre anni, anche per rendere più sostenibile il progetto per la scuola, per i ragazzi, per i docenti. Soprattutto, ci piace pensare al concetto di squadra che dura nel tempo; non un anno, ma appunto tre. Tutti i ragazzi della scuola possono partecipare, poi saranno i docenti ad individuare i più motivati che faranno parte del team. E chi indossa la maglietta un anno, quello dopo la passerà ad altri colleghi che non partiranno da zero, ma anzi avranno qualcuno ad aiutare loro, così come loro poi aiuteranno quelli che parteciperanno l’anno successivo. Una sorta di passaggio del testimone.
QUAL È IL RUOLO DEI DOCENTI?
I docenti sono fondamentali. Il loro ruolo non è quello di insegnare, ma quello di essere dei facilitatori, dei punti di riferimento per i ragazzi, mettendoli anche in contatto con il network della scuola, ovvero: gli ex studenti, le aziende, tutte quelle persone utili a sviluppare il progetto del proprio team. Quello che ci dicono i docenti è che il grosso del loro lavoro è affiancare i ragazzi fino al primo evento (gara di qualifica): incoraggiarli, spingerli, raddrizzarli, consigliarli… Dopo, vanno spediti con le loro gambe e il loro entusiasmo.
Ci tengo a sottolineare che qualsiasi docente di qualunque disciplina (anche l’insegnante di sostegno) può fare da tutor. L’unica cosa che conta è avere voglia, motivazione e un po’ di tempo per seguire il progetto. Abbiamo trovato un grande aumento della motivazione verso il proprio lavoro in quei docenti che hanno partecipato a Formula 1 in Schools, perché hanno scoperto un nuovo modo, decisamente più efficace, di rapportarsi agli studenti. La loro relazione coi ragazzi è cambiata in meglio. E questo ce lo hanno raccontato i docenti stessi.
Idealmente ci piacerebbe che la scuola trovasse i fondi per retribuire le ore che il docente spende nel seguire i ragazzi, perché farlo gratis per noi è una follia. Ecco perché abbiamo invitato, alla finale, degli esponenti del Ministero dell’ Istruzione: per dare un’adeguata visibilità e pubblicità all’iniziativa, così da farne riconoscere il valore e dunque anche un corrispettivo economico per i docenti coinvolti, così da motivarli anche maggiormente. La motivazione di un docente è fondamentale nella scuola, perché l’entusiasmo nell’apprendere dei ragazzi passa dalla motivazione del docente, in tutte le materie. Inoltre, per quanto ci riguarda, abbiamo notato che i team che ottenevano i risultati migliori erano quelli che erano stati seguiti da docenti motivatissimi. Non è certo un caso.
COME FUNZIONA L’ISCRIZIONE?
Noi suggeriamo di iscriversi a giugno, ma c’è tempo fino alla fine di settembre. La scuola effettua un pagamento di 250 euro, che non coprono neanche una virgola di quelli che sono i costi, ma ci servono per assicurare che il progetto venga preso sul serio. Normalmente, poi, grazie al lavoro di ricerca di sponsor dei ragazzi, di soldi ne entrano infinitamente di più, e non tutto viene speso (sulla base delle richieste del team, è la segreteria amministrativa della scuola che gestisce i soldi); quindi, per assurdo, la scuola potrebbe partecipare a costo zero, tenendo dai soldi rimasti del team i 250 euro per l’anno successivo.
CHE RAPPORTO SI INSTAURA TRA IL TEAM E LE AZIENDE COINVOLTE?
È incredibile il movimento che questa competizione genera nel territorio, lo scambio fitto che si attiva tra i ragazzi e le aziende, che loro stessi contattano per avere preventivi, o sponsor. Faccio un esempio personale. Quest’anno ho “democraticamente obbligato” mia figlia a partecipare, anche per rendermi conto davvero delle ripercussioni del progetto sulla vita degli studenti. Mia figlia dunque ha partecipato, occupandosi della ricerca di un’azienda che stampasse in 3D la macchinina. Ha effettuato la ricerca, si è presentata, ha illustrato il progetto e ottenuto la stampa 3d gratis. Ecco, prima di questo mia figlia al massimo poteva prenotarsi una pizza a domicilio. Per questo ribadisco quanto sia formativa questa iniziativa, quanto faccia crescere i ragazzi, quanto li responsabilizzi.
I ragazzi e le ragazze, per la prima volta, vedono l’azienda non come un’entità astratta in cui si arriva dopo la scuola e che paga gli stipendi, ma come una destinazione possibile per il loro futuro professionale. Come un posto in cui rendere un lavoro la propria passione.
TERMINI LA FRASE: IL MIGLIOR TEAM È QUELLO CHE…

… Ha saputo recuperare e usare al meglio i soldi, per ottenere il massimo della prestazione.
Noi non vogliamo puntare sui migliori che facciano questa competizione e portino a casa i massimi risultati. A noi interessa mettere in contatto questi ragazzi con quelle che sono le discipline che poi potrebbero scegliere come studi universitari – oppure anche in un ITS – ma soprattutto che lo facciano consapevolmente.
COSA RISPONDE A CHI PENSA CHE QUESTA COMPETIZIONE POSSA PORTAR VIA TEMPO ALLO STUDIO DEL PROGRAMMA SCOLASTICO?
È capitato che qualcuno obiettasse dicendo che i ragazzi studiano già un sacco di materie; è vero, ma quelle materie nel mondo del lavoro non servono. O meglio: servono a preparare le basi, non a definire chi vuoi diventare. Infatti, la scelta universitaria è spesso dettata da influenze esterne (lo ha fatto mio padre, lo fanno i miei amici) più che da una vera passione. Questa competizione ha l’obiettivo di far scoprire le proprie ambizioni ai ragazzi e alle ragazze, e aiutarli nello scegliere il futuro migliore per loro.
E’ una competizione difficile e impegnativa? Sì, ma questo ne aumenta il valore. Ci sono scuole che si ritirano perché i ragazzi hanno problemi nello studio; ma nella vita non ci si può ritirare. Quando lavoravo in Ferrari uno dei motti era “non mollare mai”. E non si deve mollare. Inoltre, tutta la competizione è pensata in modo tale da essere compatibile col piano di studi e assolutamente sostenibile come carico di lavoro (purché la si prepari in tutto l’anno, ovviamente) E questo anche perché la competizione è pensata in modo tale che sia sostenibile (concentrando la preparazione in tutto l’anno, non certo in poche settimane), con gli eventi di qualifica e la finale organizzati nei periodi dell’anno migliori per non andare in contrasto col programma scolastico.
C’È UN’ATTENZIONE NELLA CREAZIONE DEL TEAM AD AVERE UNA PRESENZA EQUILIBRATA DI RAGAZZI E RAGAZZE?
L’ anno scorso abbiamo avuto l’ 8% di presenza femminile come iscrizione e un 33% di presenza nei team che hanno vinto. Se guardiamo alle finali, i team che hanno vinto avevano su 6 membri 2 ragazze. Chiaramente in alcuni casi ci sono istituti tecnici, professionali che non hanno ragazze in classe, quindi non possiamo pretendere che ci siano sempre donne, ma abbiamo notato che i team migliori sono quelli con una più alta partecipazione femminile, dati numerici alla mano. Il che vuol dire che è un’iniziativa che può contribuire all’orientamento degli studi STEM per le ragazze. Torno al mio esempio personale. Mia figlia, finita l’esperienza di Formula 1 in Schools, ha deciso di iscriversi a ingegneria. Magari lo avrebbe fatto lo stesso, ma adesso è una scelta consapevole, dettata da un’esperienza diretta. E questo ha un valore inestimabile.
CHE SIGNIFICA PER DALLARA ESSERE COINVOLTI IN QUESTO PROGETTO?
L’impegno è notevole, ma è per noi fonte di grande orgoglio. Non è un progetto che dobbiamo fare; semplicemente, ci piace farlo, perché il valore della comunità è uno dei valori Dallara, e avere una comunità estesa che raggiunge idealmente in futuro tutti gli angoli dell’Italia è un po’ il nostro sogno. Il nostro sogno è riuscire a dare questa opportunità a tutti i ragazzi e le ragazze d’Italia, perché i talenti si nascondono in tutta la penisola, vanno solo scovati. Ad oggi copriamo Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Toscana, ma abbiamo a breve colloqui con Lazio, Puglia e Umbria. Incrociamo le dita.
CI RACCONTA UN EPISODIO CHE L’HA PARTICOLARMENTE COLPITA?

Certo. Un ragazzo e una ragazza di uno dei team che ha fatto molto bene l’anno scorso, avevano già un contatto di lavoro perché erano in 5°, ma hanno deciso di rinunciare per iscriversi a ingegneria. Quindi, con questa competizione, non vi racconto un sogno, un’utopia: io vi racconto una bella storia che ha un effetto positivo sui ragazzi e le ragazze. E con quel che si sente tutti i giorni in tv, io credo che abbiamo davvero un gran bisogno di belle storie.