Quali sono i fattori di rischio nel fenomeno della dispersione scolastica? Si tratta solo di contare le insufficienze o c’è di più?
Beatrice Marasso
Nell’anno scolastico in corso le scuole superiori di primo e secondo grado si trovano coinvolte nell’attuazione di progetti contro la dispersione scolastica finanziati dal PNRR DM19/2024: “Riduzione dei divari territoriali e lotta alla dispersione scolastica”.
L’obiettivo del decreto è quello di offrire alle scuole le risorse necessarie per attivare azioni di supporto, tutoraggio e potenziamento rivolti a studenti e studentesse che presentano un rischio di abbandono scolastico.
Ma quali sono davvero i fattori di rischio?
Da dicembre scorso faccio parte del Team Dispersione Scolastica dell’Istituto Comprensivo con cui collaboro da membro esterno, e i primi interrogativi posti dagli insegnanti riguardano proprio i criteri con cui individuare gli alunni a rischio.
“Inseriamo tutti gli insufficienti in matematica così programmiamo le attività di recupero?”
“Anche le lingue straniere mettono in difficoltà i ragazzi, allora pianifichiamo le ore di potenziamento in inglese e francese?”
“Gli alunni stranieri in quale percorso li inseriamo? Potenziamento di italiano L2 o anche potenziamento del metodo di studio?”
A queste domande ho risposto con ulteriori domande: siamo sicuri che la dispersione scolastica sia solamente legata alle insufficienze nelle materie considerate ostiche? Siamo sicuri che gli alunni stranieri siano a rischio dispersione solo perché non conoscono ancora bene la lingua italiana?
Il rischio dispersione si presenta quando uno studente non studia. Ma ci siamo mai chiesti, seriamente, perché non studia?
Seppur sia comprensibile che il voto numerico possa essere un dato oggettivo facile da gestire nella selezione dei casi a rischio, la realtà è che l’abbandono scolastico ha radici più profonde e complesse rispetto a un semplice numero o alla dicotomia studia/non studia.
La verità è che non esistono solo il bianco e il nero ma in mezzo vi è un’immensa gradazione di sfumature diverse che dobbiamo necessariamente esplorare.
Proviamo a immedesimarci negli studenti, chiudiamo gli occhi e visualizziamoci tra i banchi durante la lezione o la ricreazione, muovendoci tra i corridoi e il cortile.
Chi, tra loro, sta davvero bene a scuola? Chi mostra serenità nell’ambiente scolastico? Chi si relaziona positivamente con compagni e professori? Chi mostra curiosità verso le materie di studio oltre ciò che è scritto sui libri? E chi non rientra tra le risposte a queste domande, cosa fa? Quali comportamenti e atteggiamenti osservate?
La chiave di volta nei processi di apprendimento è lo stato di benessere psicofisico che passa inevitabilmente dalla sfera emotiva e sociale, specialmente in età adolescenziale dove i processi di interazione e appartenenza col gruppo dei pari risultano cruciali.
Ma cosa vuol dire “stare bene a scuola” ?
Stare bene a scuola significa svegliarsi la mattina ed essere felici di iniziare la propria giornata, consapevoli che a scuola oltre ai doveri ci sono anche i piaceri.
Stare bene a scuola significa che l’ansia da interrogazione svanirà nel momento in cui gli insegnanti ti metteranno a tuo agio, trovando piacevole poterti confrontare con loro su quello che hai imparato, sentendoti competente.
Stare bene a scuola significa contare di vedere ogni giorno persone per te importanti, che saranno al tuo fianco anche se la giornata inizierà con il piede sbagliato.
Stare bene a scuola significa avere un punto di riferimento anche quando a casa le cose non vanno come dovrebbero.
Stare bene a scuola significa ridere e scherzare durante i lavori di gruppo, perchè si può imparare anche divertendosi.
Stare bene a scuola significa trovare un significato concreto a quello che si sta studiando, capendo che un domani tutto questo servirà.
Stare bene a scuola significa studiare per la gioia di imparare, e non per avere un dieci sul registro.
Stare bene a scuola significa poter esprimere i propri stati emotivi in modo adeguato, senza paura di essere giudicati.
Stare bene a scuola significa sognare il proprio futuro sapendo che inizieremo a costruirlo proprio tra le mura della scuola stessa.
Stare bene a scuola significa poter chiedere aiuto se ne abbiamo bisogno, senza paura di sentirci deboli.
Stare bene a scuola significa che se qualcosa non ci fa stare bene ne possiamo discutere.
Stare bene a scuola significa sentirci accolti in mezzo agli altri, nelle nostre meravigliose diversità.
Stare bene a scuola significa sentirsi parte di un gruppo, il pezzo di un puzzle che prende forma solo se i pezzi ci sono tutti.
“Stare bene a scuola” è la vera chiave di prevenzione al fenomeno della dispersione scolastica, slegandosi dai numeri e tenendo bene a mente che non c’è apprendimento senza benessere.