Simone Lanza è maestro e ricercatore, e da tempo si occupa di questioni educative e del rapporto con le tecnologie.

In questo libro, di recente uscita per Armando Editore, Lanza traccia un quadro teorico e pratico del prepotente emergere di un nuovo ambiente educativo: l’ambiente schermo. 

Come dalla copertina, bambini e adolescenti (e adulti) sono sempre più esposti a una vita mediata dagli schermi, dallo smartphone alla televisione, dal tablet a ogni supporto digitale: è un “tempo schermo” che si sta mangiando rapidamente i tempi disponibili per il sonno, per la relazione, per il gioco, per la vita all’aria aperta. 

Lanza affronta in modo convincente la questione anzitutto mettendo al centro un concetto che tarda a entrare nella letteratura italiana: quello di tempo schermo, o screen-time. Il tempo schermo è la somma di ogni attività connessa a dispositivi elettronici, e può essere considerata anzitutto come una somma pura, senza troppi distinguo: perché gli schermi si contendono attivamente la nostra attenzione, e lo fanno distraendoci, fornendoci contenuti di intrattenimento. 

Le ricerche scientifiche, e la pratica quotidiana, ci confermano infatti che, malgrado gli schermi possano servire a più cose, vengono usati per stordirci, per presentarci contenuti che rientrano in un unico flusso di pubblicità e consumo, distrazione e promessa. La loro presenza pervasiva si sta sostituendo alle agenzie educative creando un’unica pedagogia nera: i telefonini e i social forse non sono responsabili diretti di una generazione ansiosa, ma acceleratori di disagio, depressione, obesità e di sempre maggiori difficoltà scolastiche (direttamente o indirettamente).

L’altro concetto ben studiato da Lanza è quello di attenzione, intesa come capacità fondamentale dello sviluppo del bambino, affrontata già da Montessori e Vitgovskij nel suo potenziamento: i moderni schermi, che sono grandi attrattori di attenzione, ritardano o impediscono lo sviluppo dell’attenzione nei più piccoli, in tanti modi diretti o subdoli. 

Gli stessi bambini sono in competizione per l’attenzione, là dove i genitori si sottraggono alla loro visione, a uno sguardo diretto o triangolare, perché sono a loro volta dietro uno schermo: quando allattano, quando guardano un programma, quando sono a tavola. 

“È ora di finire di sostenere che un bambino che sta ore su un tablet stia giocando, come hanno voluto farci credere i pifferai magici: sta semplicemente riducendo le sue potenzialità di apprendimento.”

Il libro è adatto a insegnanti, educatori, genitori e chiunque abbia a cuore l’infanzia.