Quando a settembre mi fu proposto di tenere un corso di scrittura creativa a scuola mi mostrai tanto scettico quanto sorpreso: come poteva esserci un gruppo di ragazzi che volesse tornare a scuola di pomeriggio per scrivere? Si era mai sentita una follia del genere?

Che questo sia invece avvenuto rientra a mio avviso nella categoria dei miracoli, che a scuola avvengono molto più spesso di quanto non si creda: che dei ragazzi preferiscano scrivere piuttosto che stare incollati allo smartphone non è forse un evento eccezionale e – chissà – un segno di speranza?

Trovati i partecipanti occorreva a quel punto trovare il corso: che esercizi avrei potuto proporre affinché non scappassero al primo incontro?

Come spesso mi capita a scuola anche in questo caso mi sono lasciato guidare dall’istinto e fin dall’inizio una priorità mi era chiara: la necessità di stabilire un collegamento tra la scrittura e il piacere, inteso come divertimento ed espressione di sé stessi. Per sciogliere il ghiaccio ho puntato in primo luogo sul gioco proponendo un vecchio esercizio che ha riscosso un particolare successo: si tratta di scrivere una storia iniziando con una parola data dall’insegnante per poi fermarsi e proseguirla con altre aggiunte via via dal docente; la difficoltà sta appunto nel creare una storia di senso compiuto mettendo insieme parole che nulla hanno a che fare l’una con l’altra, esercizio tutt’altro che facile ma che gli alunni hanno saputo svolgere con un’abilità spesso sorprendente, come se l’aspetto ludico stimolasse una loro creatività innata.

Un altro esercizio che ha ottenuto un ottimo riscontro è stato quello di far scrivere una storia o una scena basata su un’immagine, e anche qui i risultati sono stati sorprendenti: che si trattasse di un quadro di Hopper o di Magritte o della famosa copertina di ”Wish you were here” con l’uomo cosparso di fiamme i ragazzi hanno mostrato un’inventiva rara da ritrovare nei temi di scuola.

Altre volte ho proposto di scrivere testi narrativi incentrati su una specifica emozione (la rabbia, la delusione, il desiderio), puntando sull’aspetto catartico della scrittura, capace come pochi altri strumenti di stabilire un ponte tra sé stessi e i propri sentimenti più intimi così difficili da vivere oggi nella civiltà dei social.

In questo quadro anche gli aspetti ‘tecnici’ della narrazione (dall’incipit al climax alla strutturazione di un dialogo), che pure sono stati affrontati, hanno trovato una loro collocazione diluita in uno spazio più grande, libero e creativo, semplici linee guida per navigare in un mare aperto. 

In definitiva, questa piccola esperienza dimostra che ancora oggi nella civiltà degli smartphone scrivere può interessare e appassionare almeno una parte dei ragazzi e l’auspicio è che le scuole trovino sempre più i mezzi per attivare spazi come quello del nostro piccolo laboratorio di scrittura creativa: scrivere con piacere è possibile, se si vuole.

Crediti fotografici: rodrigo-rodrigues-wolf su Unsplash